Sola

Quando accompagno un gruppo ed il viaggio finisce, spesso provo un senso di liberazione, finalmente un po’ di tranquillità, la mia vita ritorna ad essere tutta per me, solo mia, con i miei tempi, i miei spazi, le mie decisioni di fare e di non andare. Questa volta mi si è stretto un po’ il cuore, non un grosso dolore, una piccola stretta, un corrugamento della superficie, direi, come quando un panno pesante si corruga. Negli ultimi giorni prima dell’addio ho iniziato a pensare a dove mi sarebbe piaciuto andare, a quale luogo avrei amato visitare, sarei rimasta una notte da Fifi, nella sua pensione, dove l’unico vantaggio è l’avere internet wi fi giorno e notte sempre acceso; poi forse qualche giorno alla Presqu’île da Madu, la mitica Madu, la prima amica polinesiana che ho ben da 10 anni, e chissà se tramite lei e la sua numerosa famiglia avrei avuto l’occasione di visitare autenticamente qualche luogo… Poi Maupiti, dove non sono riuscita ad andare col gruppo, la mia isola preferita, e forse dopo Bora Bora, sul mutu Oasis, a dividere la parcella (terreno) con il pittore Vitali, un francese di chiare origini italiane… Ma qualcosa in tutto questo non mi ha convinto, forse sapere che a Tahiti piove ed è un po’ freddo, la paura di restare come all’andata prigioniera di me stessa nella pensione davanti all’aeroporto, perduta davanti ad un orizzonte così ampio, troppo ampio, con troppe possibilita’ di andare e fare, da rimanerne paralizzata… E così, nella mia mente si è fatta avanti un’altra strada, più cauta, legata a questa età matura che sto vivendo, non più i colpi di testa che tanto mi riuscivano bene da ragazzina, per alcuni dei quali ancora oggi ne pago le conseguenze, meglio un cauto immobilismo, una pausa, un bel momento di riposo misto a riflessione. E sono rimasta qui, nell’ultima delle isole Marchesi, che il caso ha voluto fosse anche quella che mi piacesse di più, ad aspettare che un qualcosa maturi dentro di me, che un posto in questa parte di mondo mi chiami, o forse decidere di posarmi qui. Sono belle le isole Marchesi, molto diverse dalla Polinesia classica alla quale siamo abituati, sono state una vera sorpresa anche per una viaggiatrice incallita come me, una vera chicca al di fuori degli itinerari classici del nostro turismo. E molto più che nelle isole famose del Pacifico qui la cultura, il riappropriarsi della propria cultura è un sentimento forte, sentito, vissuto, qui oltre alle bellezze naturali si percepisce uno spessore. Come potevo non essere attirata da tutto questo? E sono qui, nel giardino del museo a fianco della casa dove ha vissuto Gaugain che scrivo queste righe, capendo meglio la mia amica Luisa che ne ha dato il nome alla sua agenzia, capendo meglio i fatti della vita, cercando di capire meglio anche me stessa. E sono qui che discuto con un pittore norvegese dalla cultura e dalla calma impressionante che, come me, si aggira in questi luoghi, molto più avanti di me, sono già anni che ha conosciuto e pratica questo stile di vita, ha già vissuto in parecchi paesi dipingendo quadri dai tratti fantasiosamente onirici, è già lanciato in questa vita nel mondo che tanto mi piace. Mi piace sentirmi libera, senza obblighi e senza legami, avere una valigia sempre più leggera che mi permette di andare un po’ dovunque mi faccia piacere. Mi piace avere gente che mi aspetta in Italia, in Nuova Caledonia, a Bora Bora, mandare mie notizie di tanto in tanto e scrivere che “Poi passerò”, poi, dopo, non si sa bene quando. Mi piace molto questa dimensione, sarà difficile abbandonarla.
“Durante tutta la sua vita l’artista attraversera’ un numero incalcolabile di prove che dovrà superare, il più delle volte da solo.” Questo è l’appunto che ho preso nella lunga visita al museo su Gaugain, sulla sua vita; questa frase è tutto ciò che ci accomuna, purtroppo il piccolo talento che avevo per la pittura si è rinseccolito nelle mie mani e la fantasia si è rinchiusa nel mio cervello, purtroppo di comune con questo grande personaggio ho la capacità di affrontare le disgrazie, che hanno riempito la mia vita, impedendomi un sereno sviluppo equilibrato. E me ne dispiace.

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Informazioni su fiore765

Una tardoncella di 53 anni che ha lavorato fino alla cinquantina come achitetto, 'mère cèlibataire' di un ragazzo oramai uomo con una buona professione avviata, che ho cresciuto da sola; dopo una vita ricca di responsabilita' ho felicemente perduto il lavoro (che era interessante e non avrei mai pensato di lasciare). Dopo un primo momento di disorientamento mi sono indirizzata verso la mia grande passione: andare alla scoperta del mondo! Cosi' sono partita per il Pacifico.
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4 risposte a Sola

  1. Luisa ha detto:

    potrei fare delle facili ironie sul titolo: sola o sòla?
    potrei rompere come al mio solito dicendo che gauguin si scrive gauguin e poi potrei anticiparti sul fatto che l’ho scritto minuscolo ma non me la sento.
    Non provo mai solitudine ma sono sola quando vivo, come te. Ed ogni volta che ne ho la percezione rimango muta, ad osservare attonita, come se il mondo fosse ovattato, privo di voci ed orecchie perchè esiste solo un suono: la mia voce interiore, l’unica con la quale dialogare, l’unica con la quale condividere. Quando mi sento così ho bisogno di abbeverare il mio sguardo ad una sorgente fresca.
    C’è un quadro di Gauguin che ti suggerisco, bellissimo. Le polinesiane che fanno il bagno di notte, un quadro terribilmente nero con una spettacolare onda illuminata di plancton, solo chi ha fatto il bagno di notte in polinesia ne conosce la magia ed io sento già l’odore di tiare. Te lo regalo. Luisa

  2. Luisa ha detto:

    Quanto tempo per scoprire che in quel momento qualcuno ha scitto per me! Grande Manu!!!!

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