Amici di Hiva Hoa

La responsabile del museo Gauguin, quello che il gruppo non ha visto.

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Mi ha accolta ed insegnato a fare corone e collane di fiori!

Corona di alta classe!

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La bella Ti Ti Ko Ti A (uccello che si sveglia arrabbiato) il giorno dei suoi 18 anni

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Il pittore norvegese

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Come 10 anni fa, quando ho deciso di prendere l’aereo e lasciare l’isola, sono stata male, ma male fisicamente, con forti crampi alla pancia. Ho paura di volare, ho mentito prima di tutti a me stessa, mi succede sempre prima di prendere un aereo, ed in parte e’ vero, ma non in forma così violenta. E’ che questi personaggi dai capelli lunghi, Eric tanti anni fa e Andre’ oggi, col loro fascino pacato e gentile hanno aperto una piccola breccia nel mio cuoricino instabile. La loro delicatezza di sentimenti e’ una novità per me, purtroppo avvezza ad uomini ben più pritivi, che richiedono impegno ed abnegazione. Con loro no, con loro e’ stato diverso, con Eric dieci anni fa, tanto che, anche se non l’ho più incontrato, quando sono sulla sua isola mi tremano le gambe. Mi han detto che ha una compagna, non l’ho cercato, ho lasciato fare al caso, ed il caso non e’ stato propizio. So che sta bene, aveva subito un importante operazione al cuore, che ha sempre i capelli lunghi e che e’ un po’ ingrassato. Quando vedo qualcuno così controllo subito i tatuaggi per cercare di riconoscerlo… Forse dovrei farmi forza e chiamarlo, anche Madu’ mi ha chiesto se lo avessi sentito… Come del resto ho sentito tutti gli altri amici di quella indimenticabile vacanza di 10 anni fa, quando sono arrivata per la prima volta in Polinesia pensando che mi sarei annoiata, in questo paese da viaggi di nozze, scoprendo invece un mondo, un mondo che e’ restato inciso nei miei sogni. E se con Eric c’e stata una settimana di passione, con Andre’ no, mi ha solo accolto, tenuto metaforicamente fra le braccia, delicatamente sorretto, lui, pittore di fama, che vive in un’isola delle Marchesi, la più bella, quella che ha impressionato anche Gauguin. Se devo paragonarlo a qualcuno mi viene in mente solo Terzani, che non ho mai incontrato, ma appassionatamente seguito in parecchi dei suoi scritti, per la calma pacata con cui affronta le cose, per come vede la sua vita. “Ho avuto una vita felice,” racconta, ed in effetti viene da una nobile stirpe francese di madre norvegese, che esercitava la chirurgia, proprietario in Europa di castelli immersi nei boschi, ma giusto al margine della città. Ha avuto successo, e per un pittore non e’ facile, “In Francia solo il 2 % dei pittori riesce a vivere della sua arte,” mi espone tecnicamente. E vende i suoi quadri a musei e collezionisti per cifre astronomiche, prima producendo per una mostra annuale, da un po’ di tempo a questa parte per una ogni due anni, dopodiché l’intervallo passera’ a 4. E sono fortunata, perché la prossima sarà proprio quest’anno, a Oslo in Norvegia e potrò andare a vederla, la data dovrebbe coincidere con la mia permanenza in Europa. E sarà bello visitare quei paesi freddi che non conosco con questa guida eccezionale! Conoscendolo meglio si scopre che e’ solo unicamente perché la sua compagna e’ morta in un incidente d’auto più di 20 anni fa “Sono un cane fedele.” mi dice con serietà, e non si e’ mai più riunito ad un’altra donna. Racconta di non essersi mai innamorato, di non essere capace di avere un colpo di fulmine, di aver avuto questa sua allieva per due anni, prima che lei prendesse l’iniziativa: “E’ molto importante conoscersi.” Ed e’ vero, tante cantonate in amore si prendono proprio perché non ci si conosce, anzi, ci si ostina a non volersi conoscere ed a vivere con quella che e’ la nostra immagine per noi e non la nostra vera essenza e con la stessa falsa immagine dell’altro, a volte per sogno, a volte per induzione.
E scopro che ha perduto una figlia dodicenne a causa di un malvagio cancro alle ossa. E non si taglia più i capelli, li tiene lunghi raccolti da un elastico, in quello che può sembrare un vezzo da artista, solo perché la bambina morente gli chiese di non tagliare mai più i capelli, di lasciarli lunghi come li aveva lei, lei prima di ammalarsi. E con un sorriso mi dice: “Quando mi si chiede qualcosa, sono obbediente.”
Ha un figlio 26 enne col quale ha un bel rapporto di amicizia, sorride e mi prende in giro quando gli parlo emozionata della mia creatura… “Sembri una madre ebrea, mio figlio e’ il più bello, mio figlio e’ il più intelligente…” Non sapevo che le madri ebree fossero come le mamme italiane, in estasi davanti al proprio figlio maschio… E mi sembrava di aver fatto dei bei progressi di allontanamento da questo stereotipo, io qui, dall’altra parte del mondo, che ho telefonato solo 3 volte alla mia creatura… Anche se, lo confesso, mi piacerebbe molto averlo qui con me, tutto per me. Ha due figli adottivi in India, dove ha vissuto per lungo tempo, che hanno frequentato con successo l’università diventando pilota di aerei il maschio pilota gli aerei, la ragazza e’ medico.
Si, perché il suo modo di vivere viaggiando e’ stabilirsi in un paese, conoscerlo a fondo, respirarlo, diventarne parte. Dipinge i suoi bei quadri, appena terminati li spedisce in Norvegia per poi firmarli al suo arrivo, giusto prima dell’esposizione: “Altrimenti i costi di dogana sarebbero enormi,” visto il notevole valore delle sue opere; la sua pittura e’ bella, mi e’ molto piaciuta, e’ un surrealista, c’e’ qualcosa di onirico nelle sue immagini, sono sicura che piacerebbe anche alla mia amica Luisa. “Ci vuole tempo per capire le Marchesi”, mi dice, risiede qui dal 2005, oramai 6 anni e dove ha un’altra figlia adottiva, la bella Titikotia che non ha saputo approfittare dell’opportunita’ che la vita le ha dato e si e’ spesso infilata in qualche guaio per seguire un qualche ragazzo, facendosi cacciare sia dalla scuola di Parigi, sia da quella meno prestigiosa di Rajatea, fino ad essere pubblicamente schiaffeggiata dalla compagna di un suo amante, schiaffeggiata in pubblico senza poter nemmeno rispondere. Ed ora compie i suoi 18 anni sorvegliata da Andre’ che non la perde mai di vista, perché la giovane usciva di notte dalla finestra per andare di nascosto ai suoi appuntamenti amorosi. Si perché i marchesiani sono gente calda, grandi, forti, con un fisico ed una robustezza invidiabili, e con il cuore caldo. Ma attenzione a “Quei mariti la’” come dice una ragazza, sono gelosissimi e pronti a battere la moglie al primo sentore di tradimento! Vero che l’impressione che si ha e’ che ci sia una grande confusione sessuale, che tutti vadano con tutti, seguendo gli impulsi di quella carne muscolosa che li compone. Chissà cosa combinano la notte!
Chissà se il bravo pittore si è accorto dei sentimenti che ha suscitato nel mio cuore, del tumulto di sensazioni causato dal nostro incontro… Non ho avuto il coraggio di raccontargli che ho preso in mano i pennelli per la prima volta a 4 anni, pennelli che giravano in casa grazie al mio eclettico padre che si dilettava, fra le altre anche di dipingere e che il mio primo disegno o meglio, la mia prima realizzazione a tempera era stato frutto di sguardi incuriositi dai grandi, se ne era parlato per un po’. E non ho avuto il coraggio di dire che all’esame di 3a media sono stata l’unica della classe, o meglio, della scuola ad essere interrogata in disegno… Il tema era: commentate una poesia a scelta, ed io, commentando un verso di una poesia di Montale, “…la vita è come una muraglia / con in cima cocci aguzzi di bottiglia…” Ed era quello che interpretavo nel mio colorato disegno geometrico tutto punte, con un povero omino piccolino che si arrampicava su di esse. Chissà se se ne è reso conto, quando mi ha detto che mi avrebbe insegnato qualcosa nella settimana in cui sarei rimasta, chissà se ha sentito il mio cuore palpitare per un amore ritrovato… Chissà se sarò ancora capace di prendere i pennelli in mano, sono passati tutti questi anni… “In viaggio sono comodi gli acquerelli” Mi ha detto, “Certo, ma non si può correggere se si sbaglia.” “E cosa importa? Ha risposto lui, Si può sempre cercare di riprendere l’errore.” Forse dovrei lanciarmi, anche se so di non avere la mano, anche se so di non aver coltivato il mio talento; la mia mente artistica produce tanti colori e tante immagini…. Peccato che la mia stupida mano si rifiuti di realizzarle! Ed ho sempre odiato la mediocrità, specie nella pittura. Forse me ne dovrei fregare e farlo ugualmente; Tina, a lungo insegnante di disegno a scuola, mi ha consigliato di portare un quadernetto con me e invece delle foto tentare qualche disegno. Dovrei ascoltare questa voce, piano piano riprendere in mano la mia mano e recuperare tutto il tempo che ho perduto. “Per incominciare servono almeno 4 anni” mi ha detto Andre’, “Una settimana non serve a nulla,” poteva forse servire a scaldare la mia mano, a farle riprendere confidenza, a farla sentire meno disabile, con tutti i formicolii e dolori che mi da; poteva essere un seme gettato nella mia anima… O forse così è stato gettato ancora più profondamente, visto che sono qui a pensarci, ma 4 anni, cavolo, come si fa? Non so nemmeno se riesco a restare un altro mese in Polinesia… Ma ci proverò, e mi piacerebbe essere tenuta per mano, quel tanto da non cadere, con tutta la mia libertà, per poter muovere di nuovo i primi passi nell’arte. E mi piacerebbe molto se questo uomo così pacato e profondo fosse lui ad aiutarmi, ho sempre odiato le scuole di disegno per signore annoiate, ce n’è una anche nel mio quartiere a Roma, vicino a casa, e mi ero anche affacciata qualche anno fa, dopo una settimana passata nel Casentino a seguire un corso di pittura di un bravo pittore col codino… Ma non era servito a niente, mi era piaciuto, ho ancora i disegni da qualche parte, ma non aveva avuto un seguito. Forse hai ragione Andre’, forse sono necessari 4 anni.

Che coppia!

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E per finire: un sorriso pieno di denti!

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Informazioni su fiore765

Una tardoncella di 53 anni che ha lavorato fino alla cinquantina come achitetto, 'mère cèlibataire' di un ragazzo oramai uomo con una buona professione avviata, che ho cresciuto da sola; dopo una vita ricca di responsabilita' ho felicemente perduto il lavoro (che era interessante e non avrei mai pensato di lasciare). Dopo un primo momento di disorientamento mi sono indirizzata verso la mia grande passione: andare alla scoperta del mondo! Cosi' sono partita per il Pacifico.
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