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E ci siamo, ridendo e scherzando sono arrivata alla metà del viaggio. Mi sarebbe piaciuto compiere questo passaggio in una qualche località particolare, invece sono a Papeete, un po’ a guardarmi intorno, un po’ ad incontrare le amiche che ho in questa città. E, a parte loro, Tahiti è l’isola meno interessante della Polinesia, è per chi lavora o ha una qualche attività. Ero partita ponendomi una domanda: “Mi piacerà vivere in Nuova Caledonia?” E la risposta, che a questo punto mi sento di dare è “No, non mi piace.” Anche se mi sono mossa bene, trovando subito un alloggio che somigliasse ad una casa, ben posizionato, in pieno centro città, anche se ho fatto subito amicizie tramite la Croce Rossa e la Cattedrale, che mi hanno proiettata in un mondo di persone brave e buone, proprio come piace a me, anche se ho avuto la fortuna di conoscere la Casa della Donna e di partecipare alle numerose attività che vengono lì organizzate, no, non mi sento di amare questo stile di vita. E come un fulmine sono salita sull’aereo il 14 luglio, con la scusa del gruppo da organizzare, e nella prosecuzione del viaggio, se riuscirò a risolvere alcuni importanti aspetti pratici, vorrei poter restare qui.
Anche l’altro aspetto che mi è tanto piaciuto, la libertà di andare e venire senza vincoli, il non avere una casa, il non avere un lavoro, il non essere legata ad un qualche territorio, ma poter andare qua e là con la mia valigia (e giuro che se riparto resto sui 10 kg, ho tante di quelle cose inutili!) anche questo aspetto inizia ad essere superato.
Il primo accenno è stato quando mi sono ritrovata alla partenza del gruppo, prudentemente mi sono fermata ad Hiva Hoa alle isole Marchesi, visto che non avevo una spinta su dove andare, solo tanta stanchezza; una volta riposata sono volata qui, cercando di dare una meta al mio girovagare, alcune destinazioni che avevo considerato, anche se solo per un rapido passaggio, come Maupiti o Fakarava si sono rivelate irraggiungibili, per mancanza di posti in aereo, almeno per le date che avrei voluto… E queste visite saranno rimandate a tempi migliori. Con la fortuna che ho di non perdermi mai d’animo, unita ala scuola dei viaggi di AVVENTURE, sto organizzando due settimane alle isole Cook, non lontano da qui, a solo qualche ora di volo, “E’ molto bello”, mi ha detto la hostess di Air Tahiti, che continuava a vedere la mia faccia delusa ad ogni difficoltà che mi metteva davanti, “E’ come la Polinesia di 30, 40 anni fa!” E visto che la genuinità è proprio quello che sto cercando in questo viaggio, mi sono convinta e giovedì 8 si parte. I 12 giorni delle Vanuatu sono stati una scoperta dietro l’altra, con queste isole dalle particolarità molto diverse, speriamo che anche in questa nuova destinazione riesca a trovare un qualcosa di più oltre ai paesaggi da cartolina. Si perché, come dico sempre quando presento i viaggi in Polinesia, “Di bei posti al mondo ce ne sono tanti, ma in Polinesia ci sono i polinesiani, e questo fa la differenza.” Fa la differenza, con le loro facce sorridenti, il cuore aperto e la disponibilità verso l’altro, a regalare un fiore, ad offrire un gesto di amicizia. Anche se, grattando la superficie, si scopre che il fine settimana è fatto per ubriacarsi, che la maggior parte di uomini e donne beve fino a rovinarsi, diventando violenta ed aggressiva. In Polinesia le mogli sono regolarmente picchiate dai mariti gelosi, certo preoccupati dalla libertà sessuale dilagante, e la percentuale di incesti è del 52%, quando, in Europa, il picco si tocca in Inghilterra con il 18%. E ho visto coi miei occhi un uomo toccare il sedere alla figlia insegnante, insegnante e quindi evoluta, toccarla in un modo che a mio padre non sarebbe mai venuto in mente, tanto che non capivo se fosse la moglie, la figlia, la fidanzata, con questa imprecisione della lingua francese, che non ha un termine chiaro per definire una persona con cui si ha una relazione, lasciandolo vago. E’ inevitabile che conoscendo meglio un paese si conoscano meglio anche i lati negativi, che ci si ubriacasse tutti i fine settimana me ne ero accorta subito, che ci fossero anche questi aspetti, l’ho percepito solo adesso. E non è poco.
Divago sempre… L’avere davanti a me una mappa con questo oceano immenso punteggiato qua e là da isolette, raggiungibili a fatica ed a caro prezzo, questo aspetto mi ha disorientata, lasciandomi indecisa sul dove andare. Una libertà troppo grande, forse, e un po’ di nostalgia, da quando ho rubato una bella foto di quell’uomo che mi chiama mamma dal suo profilo FB e l’ho inserita come sfondo del mio Iphone… I primi giorni provavo dolore a guardare il bel viso sorridente, un senso di mancanza, di vuoto profondo. Ora mi sto abituando, aiutata anche dal fatto che, certamente, un bel trentenne non ha molto tempo per la sua mamma, e la realtà è che non riesco mai a vederlo. Chissà che questi mesi di lontananza non ci avvicinino? Certo, spesso, è proprio della mancanza di qualcuno, qualcosa che si riesce a valutarne l’importanza. Chissà se piano piano non riesca a desiderare un bel ritorno nei luoghi della mia vita abituale, chissà se questa bella esperienza di vita che sto facendo non faccia finalmente calmare la sete che ho e che ho sempre avuto di vedere e conoscere, chissà!

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Informazioni su fiore765

Una tardoncella di 53 anni che ha lavorato fino alla cinquantina come achitetto, 'mère cèlibataire' di un ragazzo oramai uomo con una buona professione avviata, che ho cresciuto da sola; dopo una vita ricca di responsabilita' ho felicemente perduto il lavoro (che era interessante e non avrei mai pensato di lasciare). Dopo un primo momento di disorientamento mi sono indirizzata verso la mia grande passione: andare alla scoperta del mondo! Cosi' sono partita per il Pacifico.
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