Conto alla rovescia

6 ottobre, comincia il conto alla rovescia, sono partita da oramai 6 mesi e non ne restano che 4 da passare in viaggio. Per esperienza so che da ora in poi sarà tutta una corsa, che le esperienze si susseguiranno una dietro l’altra, già sento la nostalgia dei cari luoghi polinesiani che dovrò lasciare per rientrare a casa.
Casa.
Mi sembra tutto così lontano e remoto! E’ così bella questa esperienza che sto facendo, questo bel viaggio a zonzo in questo immenso oceano Pacifico, in questa moltitudine di semi sparsi nell’acqua che si riuniscono nei vari arcipelaghi.
Ho iniziato dalla Nuova Caledonia dove ho traccheggiato per circa 3 mesi, partendo dall’idea di restarci a vivere; ho visitato le Vanuatu, che mi sono molto piaciute, interessanti, ma non adatte a passarci una vita, non la mia; sono passata dalle Cook, belle, naturalisticamente preservate, ma con una sottile vena anglofona di freddezza; la Polinesia rimane sempre al primo posto, la Polinesia e’ al n.1 nel mio cuore. Un problema serio qui è riuscire a capire dove, dove Manu Mahoi, questo uccello migratore vuole arrivare a posarsi, su quale isola riuscirà a trovare pace. Sono 118, divise in 5 arcipelaghi Società, Toumutu, Marchesi, Australi e Gambier, 5 realtà differenti, ne ho visitati al momento 3, qui tutto è estremamente costoso e i voli aerei vanno attentamente pianificati per evitare di ritrovarsi il conto in banca svuotato. E devo ancora visitare la Nuova Caledonia! Passerò l’ultimo mese in questo paese, che non mi ha accolta proprio amichevolmente, anche se ho parecchie amicizie laggiù, che si informano incessantemente sul mio ritorno, ma non è un paese che ho sentito, non è un paese che ho amato. In Polinesia mi sento a casa mia, tutto è più semplice, tutto è più facile. La cosa divertente è che apparentemente ho colto le tradizioni Kanak immediatamente, mentre qui mi è quasi sembrato che si fossero perse, che la popolazione fosse oramai assorbita dalla modernità, che, un po’ come da noi in Europa, si fossero perse le buone cose dei tempi passati. Questo aspetto invece è ancora molto presente, il pudore polinesiano lo cela, qui se ti si avvicina un uomo grande e grosso, tutto tatuato e ti parla all’orecchio è per chiederti gentilmente se tu hai bisogno di qualcosa, se tu che sei straniera hai bisogno di essere accolta, guidata, accompagnata in quella che alla fine, è la scoperta della vita candida e naturale di questa popolazione gentile.
In Polinesia mi sento a casa mia e credo che il mio sogno continuerà, rientrerò a febbraio per sistemare meglio le mie cose, poi, se tutto andrà bene, conto ripartire per almeno 3 anni. E sto prendendo la residenza qui, aiutata da una serie di fattori positivi, per poter beneficiare di tutti i vantaggi della popolazione locale. Risiederò alla pensione dove dormo di tanto in tanto, quando non sono da amici od in giro per le isole, Chez Fifi, di fronte all’aeroporto, ed il fatto di non risiedere a Papeete ma a Faa’a (una F con 3 a ed un apostrofo, che ne aggiunge un’altra, come se 3 non fossero abbastanza!) fa sì che possa basti risedere nel paese soli 3 mesi, e non i 6 richiesti dalla capitale. E sono a 5 minuti in bus dal centro, ad una mezz’oretta a piedi, anche se la tipologia della strada non permette al momento le passeggiate, quando i lavori in corso finiranno e sarà sistemata, allora sì, la bella camminata che al momento si può fare dal porto fino alla piazza della Heiva (manifestazione di danze) la piazza To’atà, sarà prolungata forse proprio fino all’aeroporto.
Chissà se comprerò una casetta qui, sta iniziando a balenarmi anche questa idea, in pochi anni, tenendo conto della spesa dell’affitto si ripaga da sola, chissà, è uno degli aspetti da valutare.
E visto che voglio sempre superare i miei limiti, ho deciso la prossima settimana di salire sul Mary Stella, la nave che collega Tahiti con le Touamutù,
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per verificare se posso resistere ad un viaggio per mare. Alla peggio sbarcherò alla prima isola e rientrerò in aereo! Me ne ha parlato una ragazza che ho incrociato alla pensione, che era andata al porto ad informarsi e si è ritrovata imbarcata in fretta e furia, senza nemmeno sapere come mai e che ha fatto tutto il giro invitata dal capitano, un libanese, per poi ripartire per Rangiroa dove voleva fermarsi un mese da un’amica. Al suo racconto ho un po’ rimpianto di soffrire il mal di mare, poi, piano piano nella mia testa si è fatta avanti un’idea, una speranza: intanto non soffro più in maniera così forte come da ragazza, ecco un vantaggio di essere Mamy, poi posso munirmi di pastiglie adatte all’occasione e la mia amica Tania dalla Nuova Caledonia, mi propone una casa a Fakarava, un atollo meraviglioso che ancora non conosco… Quale occasione migliore di andare a visitare anche questa isola provando il trasporto marittimo? E intanto, frequentando assiduamente 3 giorni di fiera dellla lettura ho conosciuto parecchi intellettuali polinesiani, Chantal, che voglio assolutamente tradurre nella mia lingua, la prima che ha scritto un romanzo Mahoi, una donna eccezionale, nel suo aspetto pittoresco, che mi aveva un po’ spaventata affermando che nei suoi scritti ricerchi accuratamente la musicalità delle parole, sostituendole fino ad ottenere il risultato e l’armona desiderata, credevo scrivesse in un francese complicato, invece anche una povera illetterata non madre lingua come me riesce a seguire bene ed a comprendere le sfumature di questo testo raffinato, sì, ma facilmente fruibile. E solo ad una Mahoi, anche se “demì” poteva venire in mente di scrivere in prosa sfruttando la musicalità delle parole, come si fa nella lontana lingua araba, od ancor meglio, nella colta lingua farsì. E lo spettacolo di danza moderna, sempre di sua ideazione, un tamurè riveduto e corretto, con la partecipazione di una cinquantina di danzatori al quale ho avuto la fortuna di assistere è stato assolutamente fantastico! “E’ la prima volta che viene messa in scena una cosa di questo genere.”

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Mi ha detto l’autrice il giorno dopo, ed è incredibile pensare che questa donna viva su di un mutù, isolata dal mondo, sì, ma con internet e che in questo piccolo paradiso che si è sapientemente costruita riesca ad avere le idee che esprime così brillantemente. Sono fortunata, riesco sempre ad essere al posto giusto, almeno questa volta.
E sempre li’ ho trovato un pescatore in pensione che organizza le uscite con la sua piccola piroga per avvistare le balene e che spiega le tradizioni di pesca locali, nel pieno rispetto della natura lagunare, a chi abbia voglia di fare il giro con lui, per un piccolo contributo: “Perché a restare a casa ci si annoia,” mi dice, e ci andrò domani, e sono sicura che non avrà nulla a che vedere con i costosi giri che partono dai grandi alberghi, proprio per turisti, che ancora non ho sperimentato, e che probabilmente non sperimenterò.

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E venerdì, sempre più fortunata, sono invitata a remare insieme agli insegnanti del liceo di Faa’a, da un polinesiano di etnia quasi totalmente cinese, anche se nella sua famiglia non si parla del nonno che gli ha lasciato gli occhi a mandorla, insegnante anche lui, di educazione fisica; un bel tipo che gira suonando abilmente l’ukulele un po’ dappertutto, e che come sogno della sua vita… vuole visitare Venezia!

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Informazioni su fiore765

Una tardoncella di 53 anni che ha lavorato fino alla cinquantina come achitetto, 'mère cèlibataire' di un ragazzo oramai uomo con una buona professione avviata, che ho cresciuto da sola; dopo una vita ricca di responsabilita' ho felicemente perduto il lavoro (che era interessante e non avrei mai pensato di lasciare). Dopo un primo momento di disorientamento mi sono indirizzata verso la mia grande passione: andare alla scoperta del mondo! Cosi' sono partita per il Pacifico.
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