Il Signore del vento

“Chi sei tu che hai il potere di fermare la pioggia ed il vento?” Domando’ la donna stupita.
“Io sono Vehiatua Te Matai” Rispose l’uomo, senza conoscere il perché della sua risposta.
Vehiatua Te Matai e’ il nome del guerriero che ha osato fare guerra al re Pomare, la famosa dinastia il cui nome e’ legato alle isole del Pacifico.
L’uomo in questione, polinesiano dalle sembianze europee e’ un figlio del suo popolo: una ricerca storica svolta sulla sua famiglia, sulla sua intricata provenienza che ha come risultato un libro intero, ci dice che un antenato e’ proprio quel guerriero, quel guerriero così forte da essere capace di contrastare gli elementi della natura, come la pioggia ed il vento.
Ma c’e’ tanta storia nella vita di quest’uomo, un po’ per il modo colorito che ha di parlare, un po’ per il sangue di mille colori che scorre nelle sue vene. Mille colori? In Polinesia queste persone si chiamano i “demi”, i “mezzi”, ma risalire alla percentuale reale di questa o quella razza credo sia possibile solo applicando un logaritmo. “Ah, se quel mango potesse parlare… ” Disse il cugino germano smettendo di suonare l’ukulele, davanti alla moltitudine di persone accorse per dare l’ultimo saluto al nonno, a quel nonno che se ne andava a 101 anni, lasciando una discendenza di figli, nipoti, cugini così grande da essere esposto in giardino, in casa lo spazio non sarebbe bastato per tutti, anche se la casa, che esiste ancora, e’ una grande villa coloniale in legno che si sviluppa su due piani.
“Ah, se quel mango potesse parlare… ” Ripete’ il cugino con un sospiro, e, suggestionato dal luogo dove aveva passato la sua infanzia, la casa dei nonni, giocando e scorrazzando nella banda di cugini, comincio’ a raccontare con la sua voce profonda, questa storia.
“Anni ed anni fa, esisteva un partigiano vietnamita, dal nome Nguyën Van Câm detto Ky Dong, molti e molti anni prima della famosa triste guerra contro gli americani esisteva già chi voleva l’indipendenza della propria patria in Indocina, indipendenza dallo stato francese, e proprio per questo motivo, sfortunatamente o fortunatamente, si e’ ritrovato deportato. All’epoca la destinazione per i prigionieri politici, specie i più temuti come quest’uomo era la Guyana, la Nuova Caledonia a volte, ma un qualche ciclone spinse il veliero sul quale navigava in pieno Pacifico, e così, per approfittare delle sua cultura che ben conosceva anche la scienza della guarigione, invece di rispedirlo per mare, qualcuno decise che sarebbe stato più utile in loco. In loco si, ma con cautela, perché da quel personaggio rissoso che era, bisognava metterlo nell’impossibilita’ di nuocere, isolarlo, come Napoleone a Sant’Elena. Così il brav’uomo vinse un viaggio di sola andata per le isole Marchesi, le più remote a nord dell’arcipelago. E fu li che origine ad una lunga forte discendenza, unendo la sua intelligenza al forte fisico di una moglie di quell’isola, quell’isola polinesiana così diversa dagli atolli corallini, dove la vita e’ più dura e ruvida, ma così affascinate da richiamare artisti, in particolare pittori che, rapiti dal fascino e dai colori di quella natura primitiva, si trasferivano per fare il vuoto mentale ed ottenere quello stato di grazia che n’e avrebbe reso qual uno più che famoso. Famoso si’ ma malfamato, per la vita dissoluta che conduceva, con il corpo piagato dai segni delle malattie sessuali che lo tormentavano. E chi poteva curarlo a quei tempi, su di un isola dove ancor oggi non esiste traccia di un medico? Naturalmente e’ toccato a lui, all’esule vietnamita preparare pozioni per cercare di alleviare le sofferenze di febbri e piaghe al grande Gauguin, grande da morto, ma povero in canna da vivo, che si poteva permettere di compensare le cure con qualche scarabocchio, nulla di più, ricevendo un sorriso cortese con un fondo beffardo da chi, per fortuna, non aveva bisogno di soldi, non molti almeno, per questa vita legata alla madre terra che si vive sulle isole, con ben pochi beni da poter comperare. Ed un baule di questi disegni era arrivato nella casa del nonno, conservato in un canto, ma alla portata dei mocciosi che usavano i fogli, nella loro parte bianca, per realizzare i propri disegni infantili, non avendo altra carta a disposizione per la povertà di quei tempi, fino ad un giorno in cui la zia, stanca del grande disordine, di tutti quei fogli polverosi in giro per casa, proprio sotto a quel mango aveva dato alle fiamme a tutto il baule con il suo contenuto. “Ah, se quel mango avesse potuto parlare… ” La avrebbe fermata, certo, avrebbe impedito quell’inutile, orribile scempio!

Les amours d’un vieux peintre aux îles Marquises / Ky Dong ; édité par Jean-Charles Blanc. – Paris””]

Nguyen Van Cam, 1875-1929"

Nato nel lontano 1875, Nguyën Van Câm detto Ky Dong è un’importante figura nella storia del Vietnam: il suo soprannome, Ky Bông significa “l’enfant merveilleux” “il fanciullo meraviglioso”, soprannome dovuto al fatto che da giovanissimo (all’età di 7 anni, pare) veniva consultato sulle sorti dello stato perchè si credeva avesse doti predittive. Per spezzare la sua popolarità, sostenuta anche dalla società segreta Thượng Chí (volontà superiore) è stato mandato a studiare a Parigi prima, poi al liceo di Algeri, allora colonia francese, dove esiliava anche l’imperatore del suo paese, Hàm-Nghi con il quale si era subito messo in contatto. Una volta rientrato in patria, si stabilisce nel Tonkin e a marzo del 1897 entra in contatto con un francese, il dottor Gillard, latifondista con una concessione di 4.000 ettari nella regione di  Yên-Thê che tramite la popolarità del personaggio ottiene numerosa mano d’opera per dissodare le sue terre; Ky Dong ricorre ad una profezia secondo la quale “Il Figlio del Cielo, cioé l’Imperatore, sarebbe sorto dalla terra dissodata” per consolidare la sua popolarità, ma ai francesi tutto questo non piace e per evitare i pericolosi assembramenti nel 1898 viene allontanato prima a Tahiti, poi alle isole Marchesi. Lascerà una discendenza e una commedia satirica in versi: “Gli amori di un vecchio pittore alle Marchesi”, recentemente messa in scena a Tahiti.

E non e’ finita!

Nel sangue arcobaleno dell'”uomo che fermava il vento” scorre sangue bianco, sangue europeo, e’ un discendente di quel manipolo di marinai che nel 1789 hanno partecipato, con enorme coraggio, all’ammutinamento più famoso della storia: solamente 24 giorni dopo la partenza del Bounty da Tahiti, il secondo ufficiale Fletcher Christian, quello che sarà interpretato da Marlon Brando nel film che ha segnato la vita dell’attore, aiutato da 8 uomini dell’equipaggio si e’ appropriato della nave all’alba del 28 aprile 1789. Per sfuggire al capitano Bligh aveva previsto di abbandonare da solo la nave a bordo di una scialuppa, ma si e’ lasciato convincere dal guardiamarina Edward Young a provocare un vero e proprio ammutinamento.
Dopo aver fatto salire su una scialuppa, con l’idea che fossero destinati a morte sicura, il capitano Bligh ancora il camicia da notte che, col suo cattivo carattere, pretendeva troppi sacrifici dall’equipaggio e con lui tutti gli uomini non strettamente necessari alla navigazione, in tutto 19 persone, ha invertito la rotta, incurante del progetto di esportazione dell’uru, l’albero del pane ai Caraibi per nutrire i lavoratori neri in schiavitù, scopo del viaggio, puntando nuovamente verso il paradiso, quel paradiso conosciuto in una sosta di 6 mesi sull’isola di Tahiti che aveva tutti stregato.

Dopo 1.000 peripezie, sempre al comando del secondo ufficiale Fletcher Christian, dopo essere passati per Tubuai, oggi parte dell’arcipelago delle Australi, aver scoperto l’ostile cannibalismo degli indigeni che mal sopportavano le loro pretese, dopo essere ripassati da Tahiti ad imbarcare le precedenti compagne, si sono rifugiati a Pitcairn, attualmente abitata da sole 48 persone, riconosciuta come lo Stato meno popoloso del mondo, all’epoca un nascondiglio perfetto, perché da poco scoperta e con le coordinate della sua posizione riportate in maniera errata sulle carte nautiche .

E da quella stirpe, dall’ex guardiamarina Edward Young proviene il nome alla zia, anche se nel suo sangue c’e’ un po’ di Adams, di Christian, di Quintal ed anche un po’ di McCoy.

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E’ nata a Pitcairn, e’ arrivata sulla Fenua, la terra polinesiana, per seguire il primo marito, visto che la signora, nella sua lunga vita di 82 anni, ha amato e sposato 2 uomini; provenendo da una famiglia con 7 fratelli e sorelle, anche lei ha dato seguito a numerosa discendenza con i suoi 7 figli avuti proprio dal fratello del nonno del mango (ed altri 8 dall’altro marito!).
Ma la nostalgia per la sua terra, quella terra piccola e lontana, dove l’ultimo sopravvissuto, Adam, e’ diventato un esempio di integrazione e stile di vita, visto che lui, col solo aiuto della parola della Bibbia di bordo, era riuscito a vivere più o meno in pace con la comunità locale, senza troppo scannarsi, lui che era un fuorilegge imbarcatosi con il falso nome di Smith, era riuscito a diventare il patriarca di una comunità pacifica, serena ed invidiabile, aiutato anche dalla morte di tutti gli altri uomini:

Fletcher Christian fu ucciso nel corso di una ribellione degli uomini polinesiani, 2 dei quali erano già stati uccisi due anni prima, insieme a quasi tutti gli altri ammutinati; ogni anno il 23 gennaio, i suoi discendenti bruciano una piccola imbarcazione per commemorare l’incendio del Bounty, dato alle fiamme dopo essere stato svuotato di ogni cosa utile per evitare di essere avvistati e ritrovati.

McCoy scoprì come produrre un micidiale liquore dalle radici del ti (Cordyline terminalis), una pianta del luogo. Nel 1796, sotto l’influsso della sua invenzione, si gettò in mare con una pietra al collo.

Qualche anno dopo la moglie di Quintal precipitò nel vuoto mentre cercava uova d’uccello, e in breve tempo gli influssi della bevanda resero Quintal tanto farneticante che Adams e Young dovettero difendersi dai suoi attacchi con un’ascia.

Young morì di una crisi d’asma il giorno di Natale del 1800.

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La nostalgia della donna per quell’isola così famosa che l’aveva vista nascere era tanta, tanta da chiedere di far portare le sue spoglie su quella terra, o meglio, su quello scoglio, per ritrovarsi la’ eternamente in pace.
Si dice che se la montagna non va da Maometto, allora sara’ Maometto ad andare alla montagna, che può sembrare semplice, ma in questo caso, la montagna si e’ mossa, anzi l’isola intera, e una piccola roccia proveniente dall’isola e’ arrivata con una delegazione di parenti e la foto dell’anziana signora e’ stata incastonata nella roccia della terra promessa, promessa a lei ed alle sue precedenti generazioni, l’isola che per loro rappresentava il Paradiso. 

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Informazioni su fiore765

Una tardoncella di 53 anni che ha lavorato fino alla cinquantina come achitetto, 'mère cèlibataire' di un ragazzo oramai uomo con una buona professione avviata, che ho cresciuto da sola; dopo una vita ricca di responsabilita' ho felicemente perduto il lavoro (che era interessante e non avrei mai pensato di lasciare). Dopo un primo momento di disorientamento mi sono indirizzata verso la mia grande passione: andare alla scoperta del mondo! Cosi' sono partita per il Pacifico.
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