Giro

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E partiamo tutti felici ed eccitati, chi per un motivo chi per un altro: io per fare il giro con delle ottime guide, la giovane coppia (80/88) che mi ospita, due veri caledoniani del Pacifico, in una comoda auto e non in autobus come avrei fatto da sola; i miei amici non vedono l’ora di ritovare i luoghi dove hanno passato la maggior parte della vita e rivedere i pochi amici viventi, la nipotina quattordicenne e’ felice di visitare il suo paese con quei nonni che tanto ama.
La strada e’ lunga, puntiamo su Koumac, nel grande nord, passiamo per Bourraille, che ho gia’ visitato nella precedente permanenza, gettiamo un occhio sul “pigeonier” a Poinbout costruito per i militari, oggi biblioteca, attraversiamo i fiumi la bianca e la rossa, in questo momento corsi d’acqua poco abbondanti, vediamo da lontano la grande fabbrica del nord in costruzione, dove l’altro nipote lavora come cuoco, passiamo per Kone e poco dopo la montagna Kobe ci accoglie: siamo quasi arrivati!

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Il “pigeonier” di Poinbout

Durante tutto il viaggio una natura magnificamente lussureggiante ci ha accompagnati; la Nuova Caledonia deve il nome a questo suo aspetto naturale, non e’ come le altre isole del Pacifico, e’ molto simile alla Scozia, e la Caledonia e’ appunto una regione scozzese. Recita Wikipedia: “La Caledonia è il nome latino dato dai Romani alla terra posta a nord della provincia romana della Britannia, tradizionalmente delimitata a sud dai fiumi Forth e Clyde e corrispondente in gran parte all’odierna Scozia.”
Sono paesaggi aperti, grandi orizzonti, nessuna costruzione, molto diverso da quello a cui siamo abituati! E mucche che ti guardano passare ovunque! Il “bestiame” come lo si chiama qui.
Il nostro arrivo all’hotel Il Grande Cervo e’ deludente: qui Yvette ha festeggiato con un grande pranzo il suo matrimonio, 60 anni fa ed ha vissuto in un bungalow per i 6 mesi della difficile gravidanza del suo unico figlio per essere tranquilla senza nessuna occupazione e preoccupazione; oggi non troviamo un bel bungalow in paglia come avevamo immaginato, ma una soffocante struttura in calcestruzzo abbastanza degradato: “Tutto va in malora qui.” dice l’amico Sylvian, un altro ottuagenario che troviamo al nostro arrivo arrampicato su di un albero, nonostante l’eta’, e ci viene incontro circondato da un nugolo di zanzare portate dalle fronde. L’unica che non le sopporta sono io, il mio corpo inizia ad esserne allergico e mi copro di grandi bubboni ad ogni attacco. Penso ad un caro vecchietto del mio palazzo a Roma mancato a 99 anni con il rimpianto di non essere arrivato a cifra tonda, caduto da un ramo mentre potava a 92 anni… Un caro vecchietto manieroso che quando mi incontrava dopo una bella scappellata mi faceva il baciamano e con un sorriso malizioso continuava a baciarmi su per il braccio… E i suoi regali erano insalata ed uova fresche di giornata!
Generazioni fantastiche!
Yvette e’ piena di energie, non solo guida sempre lei per i 460 chilometri del viaggio, una volta arrivati iniziamo a girare alla ricerca dei luoghi della sua vita: “Da qui fino al mare era la mia proprietà” ed il mare non e’ che una striscia azzurra lontana, proprietà dove venivano allevate le mucche, tanto che ancora oggi e’ capace di fare di tutto, anche caricare le cartucce, come faceva per il padre all’eta’ di 8 anni, o per il marito, mettendo strisce di carta igienica per far sparare stelle filanti a salve, scherzosamente. La mia amica Laura cuciva il fondo dei pantaloni del pigiama del marito che quando arrivava a letto tardi dopo una serata di lavoro non riusciva a capire perché non si infilavano… Piccoli scherzi che tengono viva e vivace la vita di coppia!

Durante tutto il viaggio una natura magnificamente lussureggiante ci ha accompagnati; la Nuova Caledonia deve il nome a questo suo aspetto naturale, non e’ come le altre isole del Pacifico, e’ molto simile alla Scozia, e la Caledonia e’ appunto una regione scozzese. Sono paesaggi aperti, grandi orizzonti, nessuna costruzione, molto diverso da quello a cui siamo abituati! E mucche che ti guardano passare ovunque! Il “bestiame” come lo si chiama qui.
Il nostro arrivo all’hotel Il Grande Cervo e’ deludente: qui Yvette ha festeggiato con un grande pranzo il suo matrimonio, 60 anni fa ed ha vissuto in un bungalow per i 6 mesi della difficile gravidanza del suo unico figlio per essere tranquilla senza nessuna occupazione e preoccupazione; oggi non troviamo un bel bungalow in paglia come avevamo immaginato, ma una soffocante struttura in calcestruzzo abbastanza degradato: “Tutto va in malora qui.” dice l’amico Sylvian, un altro ottuagenario che troviamo al nostro arrivo arrampicato su di un albero, nonostante l’eta’, e ci viene incontro circondato da un nugolo di zanzare portate dalle fronde. L’unica che non le sopporta sono io, il mio corpo inizia ad esserne allergico e mi copro di grandi bubboni ad ogni attacco. Penso ad un caro vecchietto del mio palazzo a Roma mancato a 99 anni con il rimpianto di non essere arrivato a cifra tonda, caduto da un ramo mentre potava a 92 anni… Un caro vecchietto manieroso che quando mi incontrava dopo una bella scappellata mi faceva il baciamano e con un sorriso malizioso continuava a baciarmi su per il braccio… E i suoi regali erano insalata ed uova fresche di giornata!
Generazioni fantastiche!
Yvette e’ piena di energie, non solo guida sempre lei per i 460 chilometri del viaggio, una volta arrivati iniziamo a girare alla ricerca dei luoghi della sua vita: “Da qui fino al mare era la mia proprietà” ed il mare non e’ che una striscia azzurra lontana, proprietà dove venivano allevate le mucche, tanto che ancora oggi e’ capace di fare di tutto, anche caricare le cartucce, come faceva per il padre all’eta’ di 8 anni, o per il marito, mettendo strisce di carta igienica per far sparare stelle filanti a salve, scherzosamente. La mia amica Laura cuciva il fondo dei pantaloni del pigiama del marito che quando arrivava a letto tardi dopo una serata di lavoro non riusciva a capire perché non si infilavano… Piccoli scherzi che tengono viva e vivace la vita di coppia!
Passiamo da un’altra amica d’infanzia, ha il giardino piene di grosse palme che vende: “Vogliamo comperare delle piante, madame” urla Yvette e l’amica risponde senza uscire: “Non e’ più l’ora, madame.” la sua testa fa capolino incuriosita da quella voce che ben conosce, e sono baci ed abbracci, ci sediamo ed iniziano i ricordi: “Mio padre era sposato con un’italiana, non aveva più le regole e pensava di essere incinta, invece la poveretta era malata, aveva la tubercolosi, e’ morta a poco più di 20 anni.” Ma guarda, anche mio padre ha perso una fidanzata a causa di questa malattia e, molto romanticamente, le ha portato i fiori sulla romba fino alla fine della sua vita. “Yvette, allora hai rischiato di essere italiana!” Le dico scherzando, e passiamo a salutare un altra famiglia con queste origini dove ci riempiono il cofano di manghi: il signor Serruti, ma pronunciamolo all’italiana, Cerruti, che suona meglio!

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Messieur Cerruti con Yvette Bedford
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Messieur Bedford con madame Cerruti

Le storie delle famiglie si intrecciano, la vecchia casa di Yvette, purtroppo semi in rovina ed attualmente occupata dagli squatters e’ di proprietà di un ragazzo che l’ha avuta dal padre, padre che credeva di essere sterile visto che con la vecchia moglie non era arrivato a nulla, invece con quella giovane… Giovane e determinata, che aveva preteso l’analisi del DNA per tacitare le male lingue e dimostrare che era proprio il suo, il figlio di quell’uomo. Yvette ha venduto le sue terre pezzo dopo pezzo quando la vita l’ha allontanata dai luoghi della sua giovinezza, il bel marito alto e rosso di capelli ha lavorato come meteorologo per la marina francese e lo ha sempre seguito nella carriera, lasciandosi allegramente il passato alle spalle. Oggi e’ proprietaria a Noumea in pieno centro di una palazzina a tre piani con 6 appartamenti che affitta, proprio dove sono capitata casualmente in co-location; abbiamo simpatizzato ed alla mia proposta di affittarmi una stanza nella sua grande villa ai piedi della palazzina, mi ha risposto che non affitta stanze ma che “Sara’ un piacere averti con noi!” Ed il piacere e’ reciproco, anche s’e mi sono fatta aspettare 5 lunghi mesi, trattenuta dalla magia della Polinesia, da quando sono arrivata sono bei momenti, loro raccontano ed io faccio tesoro, ascolto con attenzione e ringrazio di aver conosciuto chi e’ così ricco di fatti ed aneddoti sul paese. E non senza timore per la loro eta’ siamo partiti per questo lungo viaggio.

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La nipote raccoglie le “grisettes” mitili simili alle nostre vongole.

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Le grisettes
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E queste sono le toli, si mangiano!

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Informazioni su fiore765

Una tardoncella di 53 anni che ha lavorato fino alla cinquantina come achitetto, 'mère cèlibataire' di un ragazzo oramai uomo con una buona professione avviata, che ho cresciuto da sola; dopo una vita ricca di responsabilita' ho felicemente perduto il lavoro (che era interessante e non avrei mai pensato di lasciare). Dopo un primo momento di disorientamento mi sono indirizzata verso la mia grande passione: andare alla scoperta del mondo! Cosi' sono partita per il Pacifico.
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