Costa est

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Acquasantiera…
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Vetrate colorate!

Entriamo un momento nella Chiesa di Koumac prima di riprendere la strada, Chiesa che ha visto tutti i passaggi religiosi nella vita dei miei giovani amici, dal loro matrimonio al battesimo e comunione del loro unico figlio; noto le belle vetrate colorate e le particolari sculture locali.
Dopo il corno di Koumac, una pietra dalla strana forma pista sopra una collina passiamo il passo di Ouegoa ed il valico di Amos arriviamo agilmente alla costa est, nel suo punto carrabile più a nord.
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Il corno di Koumac

La differenza salta subito all’occhio, questa zona e’ meno sviluppata, la strada e’ poco più di una corsia, i ponticelli che permettono di scavallare i piccoli corsi d’acqua sono minuscoli ed a destra e sinistra natura, una natura lussureggiante. Ci fermiamo sotto l’albero, un baniano, dove e’ stata celebrata la prima messa e dove il vescovo e’ stato in seguito assassinato, anche sull’isoletta di sabbia di fronte un piccolo monumento ricorda un’altro tragico episodio, metto i piedi nell’acqua del mare per fare la foto, e’ deliziosamente calda: ecco un altro angolo di paradiso che può diventare facilmente un inferno.
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Il baniano sotto il quale e’ stata celebrata la prima Messa in Nuova Caledonia; peccato il Vescovo sia stato in seguito assassinato proprio qui.

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Monumento su un isola

Passiamo per Oubatche, la nonna di Yvette era originaria di qui, data in sposa al nonno, colono francese chiamato in Nuova Caledonia per valorizzare il paese piantando caffe’ ed allevando bestiame; il capo della tribù di allora gli aveva affidato come sposa la sorella della propria moglie.
Un bagno nell’acqua della cascata di Tao, la nipote nuota in una pozza di acqua dolce profonda, fa il bagno vestita come le donne indigene di qui, siamo lontani dalla Polinesia e dalla spregiudicatezza, le donne Kanak sono sempre coperte, grandi camicioni a maniche lunghe nonostante il caldo, quasi vogliano nascondersi dalla violenza dei loro uomini.
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Nipotina nella pozza

Resto a guardia di Jean che cammina con difficolta’ e si e’ stancato molto, ha anche dimenticato a casa il suo bastone e cammina appoggiato al mio braccio: “In marina mi dicevano che le donne più gentili erano le italiane, poi le spagnole e quindi le francesi.” E’ tutto contento che qualcuno si occupi di lui!
Yvette non resiste alla tentazione ed entra nel piccolo bacino, entrare e’ facile, ma per uscire! Dovrà rotolarsi sulle rocce ed a fatica tirandosi e spingendosi arriverà ad uscire faticosamente dall’acqua: “Ehi, la signora della tribù di Oubatche non riesce ad uscire dalla pozza, bisogna tirarla fuori!” Avrei chiesto aiuto ad un gruppo di uomini intenti a fumare all’ingresso del viottolo per la cascata, davanti ai quali era passata fiera: “Ho qualcosa da dirvi, io sono la nipote di Pama, della tribù di Oubatche!” Legame molto importante: essere imparentati con un capo tribù, può aprire molte strade qui in Nuova Caledonia, dove l’appartenenza ad un gruppo fornisce l’immunità e puo’ permettere, anche ad un italiana come me, di entrare ed uscire dalle proprietà indigene senza problemi. “Rispetto signora!” La risposta dell’uomo che si e’ immediatamente alzato ed ha abbassato gli occhi davanti all’importante madame. “Yvette, immagina se dovevano tirarti fuori dall’acqua!” Tutta affannata e grondante… E ridiamo allegramente della situazione imbarazzante nella quale si sarebbe potuta trovare!
Passiamo da una riva all’altra di Ouaeme traghettando l’auto con una zattera a corda mono posto in funzione giorno e notte: “Attenzione a non cadere con l’auto nell’acqua” Si preoccupa Jean, in effetti dietro ad una curva spunta il corso d’acqua ma niente ponte!

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Il traghetto a corda
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Il conduttore del traghetto

Arriviamo a Hiengen, la giovane nipote non ha mai visto la roccia a forma di pollo, una piccola sosta per ammirare la particolare baia che ricorda le Pee Pee Island della Tailandia e continuiamo verso sud.

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Il pollo di Hiengien
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Che trio!

Di tanto in tanto un uccello ci attraversa la strada: e’ il Ral, un polletto scuro che abbassa il collo e corre veloce per non farsi investire, anche lui e’ endemico e particolare come tutto qui nella Grande Terra. A Pondimie’ faccio l’errore di non fermarmi per cercare un albergo, e’ ancora presto e posso guidare, solo ho sottovalutato un aspetto importante di questo paese: estese zone sono pericolose e questo fa si che non ci siano ne’ alberghi ne’ ristoranti… I bianchi non sono ben accetti, siamo in pieno territorio Kanaky! Anche se con noi sono tutti particolarmente gentili, sarà per la composizione del nostro gruppo, sarà per i miei sorrisi, di solito tutti ci accolgono con estrema gentilezza. Grazie a questo mio errore prima di arrivare sulla costa, dietro ad una curva il panorama si apre sull’orizzonte e le montagne sono circondate di nuvole rosa: uno spettacolo indimenticabile!

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Dormiamo a Bourail, famosa per i suoi allevamenti e per la spiaggia della roccia bucata con il Buon Uomo che le troneggia davanti, dove avevo già passato qualche giorno con un’amica, ma e’ un altro luogo con il sole e con una simpatica diversa compagnia.
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La spiaggia della roccia bucata con il buon uomo

E’ incredibile come le persone sulle quali si conta o quelle che per noi contino a volte ci sorprendano, come la mia amica Anne amica dai lontani tempi dell’Africa che mi ha riservato una pessima accoglienza a Noumea, disapprovando nel profondo questo mio viaggio: “Fra qualche anno ti chiederai cosa sei venuta a fare qui tutti questi mesi per vivere da boemienne,” invece ora che sono alla fine di questo tempo posso dire che la soddisfazione e’ tanta, gli insegnamenti ancora maggiori e conto partire e partire e partire ancora. Ho scoperto una nuova dimensione, la mia dimensione, con un piccolo bagaglio di 10 kg in giro per le isole e nei 10 kg sono compresi un sacco lenzuolo, un asciugamano, il poncho impermeabile e le mie carissime pinne gialle con la maschera dello stesso colore, per essere ben identificabile in acqua. Bastano 2 gonne, 1 vestito per cambiarsi la sera, 4 magliette, un costume e 2 parei, non serve nulla di più! E con le infradito-tonga-ciabatte-clic clac come si chiamano nei diversi paesi che ho attraversato si e’ sempre a posto! Anche in abito da sera!
E non ho voglia di rinunciare a questa dimensione che tanto mi si confa’, libera, in giro per le isole. “Non ti ho mai sentita così felice!” Ha detto mio fratello al telefono, e’ vero, sono molto felice qui, immensamente, non lascerò lo spazio per essere risucchiata in Italia, mi tratterrò il minimo indispensabile, un veloce passaggio, giusto per sistemare un po’ le cose e ripartire verso questa nuova vita che tanto mi piace.
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Dal tavolo della prima colazione

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Informazioni su fiore765

Una tardoncella di 53 anni che ha lavorato fino alla cinquantina come achitetto, 'mère cèlibataire' di un ragazzo oramai uomo con una buona professione avviata, che ho cresciuto da sola; dopo una vita ricca di responsabilita' ho felicemente perduto il lavoro (che era interessante e non avrei mai pensato di lasciare). Dopo un primo momento di disorientamento mi sono indirizzata verso la mia grande passione: andare alla scoperta del mondo! Cosi' sono partita per il Pacifico.
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3 risposte a Costa est

  1. augusto ha detto:

    semplicemente favoloso!

  2. Guido Piperno ha detto:

    Però quando torni dobbiamo fare 2 chiacchiere (anche 4), me lo prometti?

  3. fiore765 ha detto:

    Guido e’ una minaccia?

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