Bagno, libero?

20120205-194428.jpgLa Francia prende il possesso della Nuova Caledonia il 24 settembre 1853, fino a quel momento l’isola era abitata da 4000 anni dalle tribù indigene d’origine melanesiana: i Kanak. Dal 1864 al 1897, la Nuova Caledonia viene utilizzata come penitenziario.
I primi 248 «Trasportati» (muratori x costruire strade ed edifici) arrivano a Port-de-France (il vecchio nome di Noumea Nu = isola, mea = delle sardine) il 9 maggio 1864 a bordo dell’Iphigenia, stipati nella stiva in gabbie da 20/25 persone, impiegando dai 4 a 6 mesi di viaggio.
In tutto vennero effettuati 75 viaggi che portarono, tra il 1864 ed il 1897, circa 21.630 matricole ai bagni penali.
Il vantaggio della Nuova Caledonia rispetto alla Guyana, dove circa il 70% dei deportati moriva, era il clima molto più salubre e la totale assenza di piante od animali mortali.
I «bagnards» o «cappelli di paglia» si potevano dividere in 3 tipologie:

I «Trasportati», i più numerosi, chiamati anche «forzati» perché condannati ai lavori forzati, fino all’ergastolo per crimini di diritto comune che potevano andare dal semplice furto all’assassinio; sono per la maggior parte nel penitenziario dell’isola di Nou; costruiranno le strade e gli edifici della colonia.

I «Deportati»: condannati politici, quasi tutti partecipanti alla “Commune” di Parigi del 1871, per questo soprannominati «Communards». 4.250 inviati a partire dal 1872 nel penitenziario dell’Isola dei Pini, o i più pericolosi di Ducos; fra loro nomi celebri come Louise Michel o Henri Rochefort. Otterranno l’amnistia nel 1880 che li autorizzerà a partire: meno di 40 famiglie resteranno nella colonia: in caso di condanna inferiore a 5 anni potevano rientrare in Europa, ma con il viaggio a loro carico, mentre i familiari potevano raggiungerli gratuitamente.
In questa categoria rientrano anche i partecipanti alla rivolta del Mokrani del 1871 in Algeria: sono alcune centinaia di Algerini del Pacifico, la maggior parte, malgrado una amnistia nel 1895, fonderanno le famiglie caledoniane di Nessadiou e Bourail.

I «Relegati» i recidivi, a partire dal 1885; in totale più di 3.300 uomini et 457 donne relegati mandati a «la Nouvelle», a l’Isola dei Pini, Prony o a La Ouaménie ed a Boulouparis. Le donne erano sotto la sorveglianza delle suore che procuravano loro un marito scelto fra gli ospiti maschili dei bagni; i loro figli avevano accesso a scuole speciali, non insieme agli altri bambini del paese.

Una volta finiti i lavori forzati, i condannati dovevano raddoppiare gli anni della pena prevista per loro lavorando nelle fattorie penitenziarie e, una volta finito questo periodo erano finalmente liberi e potevano ottenere le terre in concessione, questo per chi fosse stato condannato a pene inferiori ai 5 anni. L’amministrazione penitenziaria era riuscita a possedere un importante latifondo grazie alle terre dei Kanak, arrivando a sottrarre alle tribù fino a 260.000 ettari. I centri penitenziari saranno chiusi nel 1922 e nel 1931, ma numerosi discendenti dei «liberati» resteranno nelle concessioni dei loro antenati.

Gli uomini liberi arrivarono grazie alla colonizzazione Feillet, dal nome del governatore Paul Feillet, che decise nel 1894 di «chiudere il rubinetto d’acqua sporca» della colonizzazione penale e lanciare una vasta campagna di propaganda in Francia per attirare coloni e sviluppare la coltura del caffé in piccole proprieta’ (da 10 a 50 ettari). 500 famiglie in tutto furono attirate verso la Nuova Caledonia tra il 1894 e il 1903, per un totale di circa 1.500 persone. Questa operazione si rivelerà uno scacco relativo: le famiglie arriveranno spesso senza capitale o con meno di 5.000 franchi, verranno inviati in terreni isolati e li’ abbandonati a dissodare la foresta ed as adattarsi al clima tropicale. Il 50,5% dei coloni Feillet resisterà nelle terre assegnate, il 26% rientrerà in Francia, il 19,3% si occuperà di altre attività sempre in Nuova Caledonia e il 4,2% morirà senza lasciare figli. Se il 40,2% delle famiglie si e’ installato sulla la costa ovest (sulle vecchie proprietà penitenziare, come a La Foa, o all’estremo nord, come a Kaala-Gomen od a Voh), la maggior parte era nelle terre disabitate della costa est.20120205-194735.jpg20120205-194749.jpg20120205-194808.jpg

Ma la cosa più divertente della visita ai “bagni” penali e’ la passione di Alan Ford (che nome, vero?) il francese che ci ha accompagnato e spiegato luoghi e storia, la sua passione ed ammirazione per Henry Rochefort che riuscì a evadere dal bagno penale nel marzo 1874, salire a bordo di una baleniera fino all’Australia per poi tornare in Europa su di una nave inglese dopo aver trascorso qualche tempo negli Stati Uniti; la sua fuga ispirò un famoso dipinto di Manet. Dopo una sosta a Londra Rochefort si stabilì a Ginevra prima, a Parigi poi in seguito ad un’amnistia e continuo’ tutta la vita la sua attività politica.
Grazie alla massoneria che lo finanzio’ in quanto membro, la sua fu l’unica, dico l’unica evasione riuscita, su 100.000 tentativi vani!
Ed Alan Ford ci si propone con capelli, barba e baffi tagliati come il suo mito, aiutato anche da una notevole somiglianza fisica.
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Informazioni su fiore765

Una tardoncella di 53 anni che ha lavorato fino alla cinquantina come achitetto, 'mère cèlibataire' di un ragazzo oramai uomo con una buona professione avviata, che ho cresciuto da sola; dopo una vita ricca di responsabilita' ho felicemente perduto il lavoro (che era interessante e non avrei mai pensato di lasciare). Dopo un primo momento di disorientamento mi sono indirizzata verso la mia grande passione: andare alla scoperta del mondo! Cosi' sono partita per il Pacifico.
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