Teti – L’isola di Marlon

Oggi sara’ una giornata particolare, oggi volerò sull’isola che e’ appartenuta a Marlon Brando!
Sono stata invitata da un francese dal nome italiano, Bruno, un uomo estremamente pratico, come del resto la sua posizione di responsabile della costruzione dell’ecolodge Brando richiede, ma fortemente incline al buon vivere.
Ha un carattere gentile, premuroso, ma sa anche come comportarsi in cantiere, in questo polinesiano di cui e’ responsabile per conto della proprietà: “Non si può essere troppo teneri, altrimenti le cose non vanno”, mi dice, e quando arriviamo sull’isola e scopre che il bungalow, accuratamente pulito e preparato per il mio arrivo e’ coperto di cenere a causa di un fuoco acceso sottovento per bruciare i rifiuti, mi spedisce rapidamente in spiaggia, credo per non farmi assistere alla sua esplosione d’ira. Proviene da una famiglia modesta di la madre lavorava nella coltivazione delle ostriche, del padre mi dice: “E’ morto clochard” in un primo momento credo dica per dire, quando me lo ripete capisco che e’ proprio così. Ha avuto una moglie proveniente dal suo stesso villaggio, che gli ha dato due belle figlie, oggi una vive in Australia insieme ad un bravo chef cousiner, l’altra studia ancora in Francia; un giorno, rientrando, ha trovato una lettera e gli armadi vuoti dei vestiti della moglie: se ne era andata, inaspettatamente, senza dire nulla. “Sapevo che non andava, ma non fino a quel punto; e’ stato un duro colpo per me, le volevo molto bene.” E la signora ora vive a Guadalupe con un insegnante, attirata forse dall’aspetto intellettuale che in Bruno non e’ predominante. Non e’ certo uno stupido, e’ estremamamente informato ed aggiornato di tutto, non solo nei temi tecnici con i quali si confronta ogni giorno sul lavoro, ama viaggiare ed andare alla scoperta del mondo.
A 16 anni, per alleggerire economicamente la madre, e’ entrato in marina, attirato dall’immagine da cartolina del mare e delle sue spiagge orlate di palme, ma e’ stato utilizzato come sommozzatore per lavorare in profondita’, navigando in sommergibile; nulla di quelle palme sospese sulle lagune che riempivano i suoi sogni, quelle e’ dovuto venire a cercarsele da solo a Bora Bora, dove e’ arrivato con moglie e due bambine piccole, iniziando così la sua vita polinesiana, sul Mutu Oasis, quello dove ho rischiato di andare a vivere anche io, almeno per un po’. E mi racconta che quello e’ stato uno dei periodi più belli della sua vita, e che si sentiva proprio dentro ad un sogno. Gestiva una decina di bungalow dove arrivava una clientela selezionata, anche un calciatore di serie A italiano ha alloggiato da lui, poi e’ passato a costruire il vicino albergone e adesso e’ in questo piccolo paradiso impegnato in un altro bel progetto. E’ una persona seria ed indubbiamente sa vivere bene!
Il posto e’ magnifico, mi dice che per lui questa e’ la più bella delle isole che ha visto e credo proprio abbia ragione!
Ci arriviamo dopo un breve volo mattutino, l’emozione è intensa, partire non dall’aeroporto di Papeete, che oramai conosco più che bene, destinato a tutta la gente comune, che voli nei vari arcipelaghi o lontano verso gli altri continenti, quelli fatti di terra e non di oceano, non dall’aeroporto come tutti, ma da dietro… Dalla pensione, che è proprio di fronte, vedevo le macchine passare su di una strada e non ne avevo mai capito l’accesso: ora lo so, questa mattina ci sono passata, è l’accesso alla parte privata dell’aeroporto, quella da cui prendono il volo gli aeri privati, bisogna avere un pass per entrarci. La società che gestisce i lavori è proprietaria di uno di questi aerei ed ha il pilota nel libro paga, ogni giorno fra l’isola di Tahiti e Tethiaroa si effettuano 3, 4 voli con un 8 posti, per portare e riportare i tecnici a destinazione presso la loro sede di lavoro. Alloggerò in uno dei bungalow recuperati dal vecchio albergo di proprietà di Marlon, usati provvisoriamente; “Aveva ben maltrattato la sua isola”, mi dice Bruno dell’attore, “Abbiamo trovato tutto in un pessimo stato.” Ma si sa, gli anni della vecchiaia e della decadenza… E stasera dormirò qui, nella parte est del mutu, a fianco alla pista d’atterraggio, con due lagune che fanno angolo, una proprio avanti alla mia finestra, mi sembra un fiume in piena tanto l’acqua vi scorre veloce, ed il mio vicino di bungalow, che purtroppo non c’è è proprio il figlio di quell’attore che, guarda caso, è sempre stato il mio favorito.
Non ci sono altre donne qui sull’isola, il capo cantiere che ci è venuti a prendere con un camioncino quando sono salita a fianco a lui mi ha galantemente detto: “E’ raro sentire un buon profumo femminile qui.” Approfittando di non essere sentito dal suo capo che per farmi posto, era saltato nella benna. Sarò l’unica donna qui, su quest’isola meravigliosa, dormirò in mezzo alle palme cullata dalle folate del vento che oggi spira impetuoso. Ho sempre desiderato venire qui, ho sempre saputo che non sarebbe stato possibile, una sofferenza enorme, 4 lunghe ore di mare mosso su di un piccolo catamarano in mezzo all’oceano agitato, per poi ripartire senza poter sbarcare, perché è un’isola privata e come in casa propria, ci si può sbarcare solo se invitati. La vita mi ha sempre sorriso, questo è il genere di cose dove sono sempre riuscita ad intrufolarmi. “E’ bella la vita”, ho detto a Bruno oggi mentre mangiavamo insieme, “Eh, sì” mi ha risposto con un sospiro.

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L’intero atollo

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Il suo Mutu e quello di fronte

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L’aereo con cui sono arrivata

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La pista d’atterraggio

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Cartello di cantiere

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Il bungalow dove ho dormito

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